“VENETICO” AL QUIRINALE

A Roma, grazie al contributo essenziale di due eccellenze di Venetico, nelle prestigiose sale del Palazzo del Quirinale, si può visitare la mostra “Dall’antica alla nuova Via della Seta” .

La mostra di grande interesse e spettacolarità, inaugurata il 5 dicembre scorso dal Presidente della Repubblica Mattarella, è stata curata oltre che dal prof. Louis Godart, Consulente del Presidente della Repubblica in materia di iniziative ed eventi culturali ed espositivi, anche dal cittadino onorario di Venetico prof. Maurizio Scarpari, sinologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Università Kore di Enna. Che il “nostro” professore fosse il curatore scientifico di mostre importanti e di respiro internazionale lo sapevamo da tempo, basti pensare alle mostre da lui curate in passato alle Scuderie del Quirinale, a Palazzo Venezia a Roma, a Palazzo Reale a Milano, a Palazzo Ducale a Venezia e in altre città italiane ma quello che rende questa volta più eccitante la notizia è che, in questa occasione, anche un altro professionista di Venetico abbia partecipato alla realizzazione dell’evento al Quirinale curandone la progettazione espositiva: Alessandro Baldoni, architetto e socio fondatore insieme a Giuseppe Catania di BC PROGETTI s.r.l. (Studio di architettura).

Il fatto che due cittadini di Venetico si siano trovati a lavorare insieme a un evento così importante in una sede così prestigiosa ha dell’eccezionale, e mi ha dunque spinto a saperne di più.

Al professore Scarpari, del quale è nota a tutti la storia che lega la sua vita personale al nostro paese, quando nel 2003 scelse Venetico Superiore come luogo ideale dove trascorrere il tempo della pensione, tra la stesura dei suoi libri e le sue ricerche, insieme alla moglie, medico e anche lei scrittrice, chiedo di parlarci della mostra che ha curato.
“La mostra – ci dice  – vuole essere un omaggio al progetto cinese “Una cintura e una via”, volto a creare moderne infrastrutture che favoriscano i collegamenti e la cooperazione commerciale, diplomatica e culturale tra i popoli dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa. Si tratta di un progetto molto ambizioso, destinato a cambiare radicalmente gli assetti geo-politici e geo-economici del pianeta e le relazioni tra le nazioni, per il quale sono previsti investimenti cinesi per oltre 4.000 miliardi di dollari e il coinvolgimento di 65 paesi, tra cui l’Italia, il 70% circa della popolazione mondiale.”

Una mostra quindi che si inserisce in un contesto che va oltre l’ambito culturale e che raccoglie il meglio del ricco patrimonio museale e archivistico italiano ed europeo, come ad esempio… “come ad esempio – riprende eccitato il professore – la stupenda dama scolpita ad altorilievo su una lastra di calare dorato e dipinto proveniente da Palmira, il ricco centro carovaniero della Siria centrale che fu crocevia tra Occidente romano e Oriente partico tra il I e il III secolo, tornato purtroppo attuale per via delle nefaste distruzioni perpetrate di recente dal fantomatico Stato Islamico, o le strabilianti statue provenienti dal Gandhara, regione situata tra gli stati moderni del Pakistan e dell’Afghanistan, caratterizzate da uno stile cosmopolita che coniugava lo stile ellenistico-romano con elementi centroasiatici e indiani. Per non parlare delle sete e delle ceramiche cinesi, persiane ma soprattutto italiane, le cui decorazioni risentono grandemente dell’influenza di motivi decorativi e iconografici di derivazione centro ed estremo orientale. Di particolare rilievo sono i parati di Papa Benedetto XI, morto a Perugia nel 1304, cuciti con preziosi “panni tartarici” venuti dall’Oriente. Una sezione speciale, infine, è dedicata alla cartografia: il mappamondo di Fra’ Mauro del 1459 domina con i suoi 290 cm per 290 la Sala degli Ambasciatori e sembra continuare quel dialogo iniziato anni prima con Tolomeo, la cui Geographia è presente in un’edizione del 1450. Per non parlare della Tabula Peutingeriana, nell’edizione di Petrus Bertius del 1619 o della Descrizione illustrata del mondo in cinese di Padre Ferdinand Verbiest presentata all’imperatore Kangxi nel 1674 o delle altre mappe, carte nautiche e portolani esposti accanto a un incunabolo de Il Milione di Marco Polo del 1496 e al suo testamento autografo del 9 gennaio 1324. Documenti rarissimi e preziosi, testimoni del camminco compiuto dall’uomo nel corso dei secoli verso la conoscenza del mondo e dei popoli.”

Dal fiume in piena delle parole del professore Scarpari che, al solito, incanta, chiedo invece all’architetto Baldoni in cosa consista la progettazione dell’allestimento di una mostra.  
“La progettazione di un allestimento – risponde- è tutta giocata sul delicato equilibrio tra la costruzione di un ambiente effimero, le opere esposte e il contesto in cui ci troviamo a operare. Un allestimento ben studiato, quindi, è a mio parere quello che ti permetta di godere appieno delle opere esposte, senza distrarre la tua attenzione ma accompagnandoti, guidando il tuo sguardo attraverso una giusta spazialità e il sapiente uso del colore, della luce e, perché no, delle nuove tecnologie che abbiamo oggi a disposizione. Indubbiamente- aggiunge- tutto questo suscita un profondo senso di responsabilità e, non lo nascondo, anche un pizzico di orgoglio! Ci vengono affidate opere importanti e delicate, e abbiamo il compito di presentarle al pubblico nel modo più efficace e più piacevole, ma al tempo stesso preservarne la conservazione affinché in futuro molte altre persone possano godere di tali meraviglie.”

Tanto ancora potrebbero dirci riguardo alla mostra sia il professore Scarpari che l’architetto Baldoni ma non voglio togliere il piacere della scoperta a chi potrà recarsi a Roma. Ricordo quindi che le sale espositive del Quirinale saranno aperte di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle 16.00 (ultimo ingresso ore 15.00; l’ingresso avviene solo su prenotazione, dal sito web del Quirinale). Dal 28 marzo al 2 luglio 2017 la mostra andrà al Museo d’Arte Orientale di Torino.

La mostra “Dall’antica alla nuova Via della Seta” è quindi un’occasione per ricordarci d’essere fieri delle nostre eccellenze. Del professore Scarpari sono noti i frequenti soggiorni a Venetico e l’amore che egli nutre per il paese, basti ricordare le energie e l’impegno che ha messo nella lotta contro Terna da quando un pilone dell’alta tensione ha deturpato il borgo del cento storico mettendo a repentaglio anche la salute dei suoi abitanti, dell’architetto Alessandro Baldoni chiediamo direttamente a lui.

Che rapporti ha Alessandro Baldoni con Venetico?
“Venetico è per me il posto del cuore. Nonostante sia nato a Roma, e viva nella Capitale, non c’è estate che io non abbia trascorso a Venetico Superiore, nella casa che noi chiamiamo il Seminario (per la sua iniziale funzione) e che appartiene alla mia famiglia dall’Ottocento. Qui ora ogni anno porto i miei due bambini, e ci ritroviamo con tutta la famiglia al completo: zii, cugini, nonni e nipoti che da ogni parte d’Italia si radunano per incontrarsi intorno a una grande tavolata, che ogni estate si arricchisce di nuove vicende e della presenza di amici e nuove generazioni. Di Venetico amo la certezza di poter ritrovare i profumi, i sapori, i colori che mi accompagnano da quando ero bambino; amo la genuinità degli incontri con gli amici del posto e la semplicità con cui durante una passeggiata insegno ai miei figli  a riconoscere le piante e gli animali. Ma sopra ogni cosa, amo i panorami mozzafiato che sa regalarmi ogni sera!

Cosa cambierebbe a Venetico?
“Se potessi, cambierei l’ingiusto atteggiamento che viene riservato negli ultimi anni al suo territorio, maltrattato dalle attività industriali, dalla speculazione del mattone, dalla costruzione di elettrodotti ( devo notare che l’intesa tra i nostri cittadini illustri oltre che artistica è etica e forse le due componenti sono inevitabilmente legate). Cambierei – infine aggiunge- la mentalità di quanti, indifferenti davanti all’incredibile patrimonio culturale e ambientale, lo mortificano in nome di un poco chiaro adeguamento delle persone alle esigenze dei tempi moderni.”

E inevitabile fare a questo punto una considerazione: la cultura, l’arte e il culto della bellezza sono elementi chiave per la crescita culturale di noi cittadini e dei nostri figli, e per uno sviluppo turistico che animi il nostro paese. Venetico può esserne all’altezza, il meridione in genere può esserlo. Facciamo in modo che lo diventi.
Dobbiamo andare in questa direzione seguendo le orme di chi, come il professore Maurizio Scarpari e Alessandro Baldoni, possano indicare una via che ci faccia riflettere o almeno che possa ispirarci!

 

 

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7 pensieri riguardo ““VENETICO” AL QUIRINALE

  • 11 gennaio 2017 in 7:48
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    Mi hai emozionato…orgoglio tutto meritato

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  • 11 gennaio 2017 in 10:37
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    Mi hai fatto emozionare…complimenti ragazzi

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  • 13 gennaio 2017 in 18:16
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    Complimenti per la prestigiosa e significativa iniziativa, in particolare un grazie sincero a Maurizio Scarpari per l’amore che sta testimoniando nei confronti di Venetico e della nostra bellissima Sicilia. A mio avviso, dopo l’appuntamento al Museo d’arte orientale di Torino, la mostra ” Dall’antica alla nuova Via della Seta ” dovrebbe approdare nella nostra meravigliosa isola.Il Palazzo dei Normanni a Palermo e/o il Museo Reggionale di Messina potrebbero degnamente ospitarla. La fondazione Federico II e l’Assessorato Reggionale potrebbero finanziarne il trasferimento e l’allestimanto.
    Maurizio Scarpari,in correlazione con questa iniziativa, cita il progetto cinese “Una cintura ed una vita” Si tratta di una iniziativa di largo respiro tesa a :” favorire i collegamenti e la cooperazione commerciale, diplomatica e culturale tra i popoli dell’Asia,dell’Europa e dell’Africa. … . Un progetto molto ambizioso ma realistico,destinato a cambiare radicalmente gli assetti geopolitici e geo-economici del pianeta …”.Sarebbe un errore strategico non fare tutto il possibile per favorire la partecipazione della Sicilia ad un appuntamento storico di tanta importanaza. Poichè la nostra Storia e – speriamo – il nostro futuro ci dovrebbero spingere ad essere tra i protagonisti di questi ineluttabili grandi cambiamenti.

    Da tutto ciò si potrebbe trarre anche lo spunto per cofermare e rilanciare tutte quelle iniziative rivolte alla ” difesa ” ed ulteriore valorizzazione di un comprensorio unico – per storia, cultura,paesaggio ed arte – che da Messina va a Villafranca, Spadafora,Venetico,Milazzo, le isole Eolie e relativa zona collinare.
    Antonio Miceli

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  • 20 gennaio 2017 in 10:51
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    Sono al tempo stesso ammirata e orgogliosa per l’ennesima meravigliosa iniziativa che dimostra quanto e come l’amore intelligente può portare in alto a celebrare bellezza, memoria e futuro. Sono nata nella prima metà del secolo scorso a Venetico in una casa che si affaccia sulla piazza intitolata a zio Neli (Emanuele La Mesa), morto a vent’anni in guerra servendo la patria. Conosco e riconosco nelle parole dell’architetto Baldoni luoghi, emozioni e colori che appartengono anche alla mia storia familiare e a quella dei miei figli e dei miei nipoti. A lui ed a Maurizio che ho l’orgoglio di annoverare con Cristina tra gli amici recenti ma antichi, un grazie di cuore da Maria Mondello La Mesa e da tutta la banda Cordiale.

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  • 12 giugno 2017 in 0:05
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    Complimenti sinceri da un cittadino venetichese d’azione che ha avuto l’onore di servire la patria presso l’Ufficio Affari Militari della Presidenza della Repubblica quasi vent’anni fa.

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